Category: Henry Dalton (miniromanzo) “2″


Quando avemmo finito di
mangiare, sapevo praticamente tutto di lei e della sua storia, solo io ancora
non mi ero aperto e, d’altronde, che cosa le avrei dovuto raccontare di me?:
solo drammi e sofferenza, quindi preferii tacere. Solo se me lo avesse chiesto
gli avrei detto del mio passato, altrimenti mi sarei tenuto tutto dentro.

Giunti al caffè, Blonde mi
chiese se anch’io avevo qualcosa da raccontarle sulla mia vita, così dovetti
accennare un po’ della mia storia. Le dissi che avevo un figlio di 17 anni che
studiava all’università di Cambrigh in Inghilterra e che sarebbe tornato presto
in america per le vacanze estive; che avevo dietro le spalle il fallimento del
mio matrimonio e che non sapevo neanche perché fosse finito e poi nient’altro:
non mi andò di dirle delle mie visioni e della cura che facevo presso uno
psichiatra, questo lo evitai per il momento.

Blonde mi stette ad ascoltare
in silenzio, con i suoi occhi neri e tristi fissi su di me, senza dire una sola
parola, poi sorridendomi, esclamò: <<Evidentemente quella donna non la
meritava caro Rick, sennò sarebbe rimasta al suo fianco nonostante tutti i
problemi che ci potevano essere!o almeno avrebbe parlato con lei per cercare di
risolvere ciò che non andava tra voi due, anziché sparire senza dire
nulla!
>>.

<<Gia, è vero; avrebbe
dovuto
>>risposi, nel frattempo che finivo di bere il mio caffè<<ma
lo sa Blonde? Non m’importa più nulla di lei oramai; infondo, se è andata via
così all’improvviso dalla mia vita, significa che non la conoscevo del
tutto
>>.

Lei sorrise e i suoi occhi
s’illuminarono di gioia, poi aggiunse<<Sono molto lieta per lei di
questo
>>e, facendo una piccola pausa, continuò<<vuol vedere la mia
nuova casa? Devo controllare che gli operai stiano facendo un buon lavoro, e
credo proprio che sia così! Sono felicissima che stiano per terminarla, spero
che lei potrà vederla finita un giorno
>>.

Annuii con la testa<<Lo
spero anch’io
>>risposi, poggiando la tazza del caffè sul
tavolo<<spero di tornare al più presto a trovarla, Blonde>>.

Ci dirigemmo verso la casa in
costruzione che avevo già visto  precedentemente in lontananza e, man mano che ci avvicinavamo,
la felicità di quella fantastica donna aumentava a dismisura. Mi descrisse cosa
ci avrebbe costruito davanti; del piccolo giardino che avrebbe piantato con
rose e gerani che amava tanto, e poi del pollaio che avrebbe spostato e messo
proprio dietro la casa, in modo di avere sempre vicino la sveglia il mattino e,
soprattutto, per avere a portata di mano le uova fresche a colazione.

Entrammo nella casa ancora
senza rifiniture e spoglia, e lei m’incominciò a descrivere l’uso che ogni
stanza avrebbe avuto; la cucina e la sua disposizione, col camino e la
credenza; del bagno italiano che aveva ordinato da Reno e della vasca idromassaggio;
della camera da letto matrimoniale e quella del futuro bambino o, bambina, che
sperava di avere un giorno, e della camera degli ospiti che
constava di un grande letto matrimoniale con bagno annesso.

Mi chiedevo se tutti quei
progetti per il futuro che faceva li avesse potuti veramente realizzare o se,
come diceva madame Whitney, rischiava di non poterli trasformare in realtà. Mi
sentii tutto il peso di quel segreto addosso: la sua vita e il nostro futuro dipendevano da
me!Ma come avrei potuto decifrare, nella visione che attendevo, il modo di
poter evitare che morisse?

Era tutto così assurdo e
strano! Solo l’amore che provavo per lei non lo era: in realtà, era l’unica
cosa vera che avevo provavo dentro di me in quegli ultimi giorni, ma sapevo che
anche il nostro incontro era stato veramente assurdo e paradossale; in ogni
caso era avvenuto, ed era questo che importava, perché aveva dato nuova speranza
alla mia vita insignificante e piena di“follie”.

Non appena ebbe terminato di
mostrarmi tutta la casa, compreso il solaio che avrebbe adibito a studio e
stanza-relax, andammo nel retro uscendo dall’uscita posteriore.

Da qui si vedeva tutta la
vallata che portava fino al fiume e non vi era niente di più bello che avessi
mai visto. La visuale era stupenda, come quell’intera giornata passata con Blonde;
così come lo era lei nel suo modo di porsi e di parlare. Tutto era stupendo,
compreso i cavalli che vedevo in lontananza correre felici e liberi nella
prateria infondo alla valle; ero tremendamente felice e, tale era la gioia di
esserle accanto, che non ebbi più la forza di resistere, volli baciarla a tutti
i costi e, approfittando della sua distrazione mentre mi mostrava i confini
delle terre che le appartenevano, mi avvicinai repentinamente rubandole un candido bacio
sulle labbra…

Il temporale era finito da poco e così, una volta asciugati i nostri vestiti, salutammo il cordiale e simpatico ospite e andammo via. Aquila nera ci aveva raccomandato di spargere la voce della prossima apertura del suo Pub, una volta tornati a Piramid e, scherzando, aveva affermato che non gli sarebbe dispiaciuto che io facessi pubblicità anche a New York.

Sperava che anche da lì giungessero miriadi di clienti vogliosi di unirsi al progetto più ambizioso degli ultimi tempi; come lui diceva: “L’evento pacificatore del secolo tra indiani e bianchi”.

Aveva procurato una quantità enorme di cassette che parlavano della storia americana e, le avrebbe fatte girare in continuazione sullo schermo di una tv collegata ad un sofisticato sistema di mixaggio video automatico, per tutto il tempo che il pub sarebbe rimasto aperto; diceva che anche gli americani più patrioti, avrebbero appreso tante cose sull’America che non conoscevano ancora e, dicendolo, aveva riso divertito…..

Arrivammo alla fattoria verso le 13 e 30 e andammo subito alla scuderia per far riposare i cavalli, stanchi della gran corsa che avevano fatto. Ramon era ancora lì in attesa del nostro ritorno e, non appena ci vide ci venne incontro. Blonde s’informò com’era andata la giornata e come stessero i cavalli. L’uomo la tranquillizzò, spiegandosi con il linguaggio dei muti, che tutto era stato tranquillo e senza nessun tipo di problema.

Arrivati in casa, Blonde andò a cambiarsi d’abito e io attesi in cucina il suo arrivo, trepidante di rivederla.

Non appena ritornò, rimasi a bocca aperta: era stupenda nel suo abito bianco e, incantato e sempre più pazzo di lei, seppi dire a malapena “Sei bellissima!”.

Lei mi sorrise mentre si aggiustava i capelli che aveva sciolto sulle spalle e avvicinandosi a me esclamò: <<perché non ti cambi d’abito anche tu e poi torni per la cena?>>.

Risposi, che non avevo portato altri vestiti con me e che pensavo di tornare subito a New York, ma lei insistette perché io rimanessi almeno per quel giorno e che partissi l’indomani; non seppi dire di no e accettai volentieri, in fondo, pensai: “Lì non mi aspetta nessuno e anche quello che io ritenevo un amico era in realtà un traditore farabutto”.

Blonde fu felice della mia scelta e, raggiante, incominciò a preparare la cena.

I miei occhi non si volevano staccare da lei, ogni suo movimento era così bello e attraente che non potevo distoglierne lo sguardo. Ripensai alle parole di madame Whitney che mi dicevano che Dio aveva permesso che mia moglie mi abbandonasse così all’improvviso, senza un motivo ben preciso, solo per farmi incontrare quella stupenda donna. In effetti, ero felice adesso di stare vicino a lei, e avrei voluto che la giornata non finisse mai.

Nel frattempo che buttava giù gli spaghetti italiani, fatti arrivare da Reno, nella pentola ormai bollente, Blonde incominciò a raccontare come aveva conosciuto Aquila nera e, come questo fosse stato di piacevole compagnia quando lavorava in fattoria per suo padre. La sua curiosità, del mondo che lo circondava e l’amore per le cose tecnologiche, lo portava in continuazione a guardare la tv e a parlare di ciò che vedeva, pensando che le immagini fossero veramente all’interno di quella scatola, come lui usava chiamarla.

Mi raccontò che in soli sei mesi aveva già imparato benissimo l’inglese e conosceva più posti dell’America lui che un atlante geografico. Alla fine era voluto partire per vedere quei posti e fare fortuna.

Inoltre, era stato proprio lui a farle conoscere la tribù della riserva e a chiedere aiuto allo stregone quando suo padre si era gravemente ammalato e gli era molto riconoscente per questo. Sedendosi a tavola, dopo aver servito gli spaghetti più appetitosi che avessi mai odorato, aveva aggiunto che Aquila nera era la persona cui voleva più bene dopo la signora Whitney. Il pranzo fu molto piacevole e spensierato e Blonde era felice che io fossi lì con lei, e si estasiava nel prospettarmi tutti i progetti sulla fattoria, la casa e i suoi cavalli.

 

Non ebbi nemmeno l’assillo di ciò che mi aveva detto Madame Whitney: in quel momento, l’uno di fronte all’altra mentre mangiavamo e l’ascoltavo parlare, era Blonde al centro di tutti i miei pensieri e, per nulla al mondo, avrei sciupato quella magica atmosfera. 

<<Ma come vi è saltato in mente di farli entrare qui dentro?>> continuò, mentre ci osservava arrabbiato.

Dun tratto si fermò e, fissando sorpreso Blonde bene in viso, esclamò: <<Blonde? Sei tu? Quanto tempo che non ti vedo!>>poi, avvicinandosi a lei l’abbracciò forte a se.

Blonde, lo guardava sbigottita non capendo chi fosse, e mi lanciò un’occhiata chiedendomi aiuto; allora alzando la voce dissi: <<Come si permette? Chi è lei? La lasci stare!>>.

L’uomo lasciò la presa e mi fissò per un attimo, poi giratosi di nuovo da Blonde e non curante di me, continuò a dire: <<Ma veramente non ti ricordi più di me “Puledrina”? Io sono Aquila nera!>>.

Blonde si lasciò andare ad un largo sorriso e, alzando le mani in aria, si scaraventò sulle braccia dell’uomo gridando quel nome indiano che, alla fine, sembrava conoscere molto bene.

<<Quanto tempo! >> gridò Blonde felicissima di aver finalmente capito chi era<<mi sei tanto mancato, Aquila!; quando sei ritornato in Nevada?>>. L’uomo la rifece girare in tondo tenendola sospesa mentre l’abbracciava forte tra le sue braccia e rispose: <<Sono qui da pochi giorni, sto controllando i lavori del mio nuovo bar!>> e, fermatosi di girare, la poggiò a terra dicendo:

<< E tu, come stai? Sei cresciuta molto in questi quattro anni!e tuo padre come sta?>>.

Lo sguardo di Blonde si rattristò all’improvviso e l’uomo capì subito che era morto. Blonde, cercò di reagire e di non rovinare quel bellissimo momento, così girandosi verso di me, mi presentò e questi mi strinse forte la mano tanto che per un attimo mi parve che me la spezzasse.

Venni a sapere che l’uomo era un indiano shoschione, molto amico di Blonde e di suo padre, e che aveva lavorato nella loro fattoria per un anno intero. Era partito dalla riserva di Sutcliffe otto anni fa ed era andato a Boston in cerca di fortuna. La vita che aveva visto nei film della tv nella fattoria di Blonde, lo avevano portato a viaggiare e conoscere quei posti, così aveva lasciato la riserva partendo per vivere il “sogno americano”. Ora era tornato ingrassato di almeno 10 chili.

L’uomo continuò dicendo: <<Sono ritornato molto ricco, e ora voglio far apprendere a tutti i miei fratelli indiani che anche loro sono americani e che possono realizzare i loro sogni, basta che seguano le loro aspirazioni più profonde!>>.

Blonde, lo guardava felice e sorridente, poi, chiese in tono scettico: << Come vuoi fargli capire che sono americani, dato che non c’è verso di farli uscire dalle loro riserve e di abbandonare le proprie usanze?>>.

Aquila nera mise una mano sulla testa e stette a riflettere per un attimo, poi rispose: <<Ci ho pensato molto in questi anni, e sono arrivato alla conclusione che dovevo trovare un modo per fargli conoscere e amare la storia americana e, l’unico modo che conosco, è la tv! Ha aiutato me, aiuterà anche loro ad apprezzare questa grande nazione in cui viviamo!

Ho intenzione di chiamare il mio bar “ American Culture Pub Club”. Che te ne pare?>>.

<<Il nome è molto bello!>> esclamò Blonde mentre mi lanciava un’occhiata divertita<<Spero che attirerà molti di loro a frequentarlo!>>.

L’uomo rise e, prendendo dalla tasca della camicia un foglio ripiegato, lo aprì e mostrò le foto che vi erano sopra.

<<Ecco, vedi? Ho ordinato quest’arredamento per il mio bar; è stile america anni 60, sono sicuro che quei tempi sono stati i più belli della storia americana. Farò ascoltare loro la musica di quel periodo e, in un televisore, mostrerò delle cassette che facciano vedere gli eventi più importanti che hanno caratterizzato quegli anni: come l’atterraggio sulla luna, o il messaggio di Martin Luther King contro la legge razziale! Sarà fantastico, apprenderanno tutta la storia americana divertendosi, mentre consumano ogni ben di dio nel mio “culture Pub club” e, alla fine, si sentiranno fieri di essere anche loro americani!>>.

<<È una splendida idea!>> affermò Blonde entusiasta di quel progetto<<sono sicura che anche dalle altre riserve arriveranno a flotte: non solo da Sutcliffe, ma anche da Nixon e persino da Sand e Sano, verranno a divertirsi e imparare ad essere veri americani!>>.

<<Grazie Blonde, fino ad ora, sei l’unica che ha fiducia in questo progetto!>>poi, girandosi verso di me chiese:

<<e lei Rick, cosa ne pensa?crede che funzionerà?>>.

Lo guardai un po’ esitante: non sapevo niente di indiani e del loro modo di “vivere” l’appartenenza all’america, quindi non avevo idea di come potessero rispondere a quel progetto innovativo ed ambizioso e, cercando di usare le giuste parole, risposi: <<Credo che qualsiasi cosa fatta col cuore vada a buon fine, non vedo perché non dovrebbe funzionare anche con questo suo “sogno”?!>>.

<<Grazie Rick, lei è molto gentile>>rispose l’uomo, e poi accortosi che eravamo bagnati dalla testa ai piedi, disse preoccupato: <<avanti, venite dentro a prendere qualcosa di forte e asciugare quei vestiti fradici!>>.

Entrammo nel piccolo locale e ci sedemmo davanti al camino che questi accese subito per noi. Facemmo asciugare i vestiti, rimanendo a sorseggiare un whisky accanto alle fiamme che si erano formate alte, riscaldandoci subito. L’uomo continuò a parlare.. 

<<Ho già tutto il materiale per aprire il mio Pub, manca solo l’arredamento. Siete invitati per l’apertura che spero sia la prossima settimana: mi hanno assicurato che tutto mi perverrà entro domani. Il tempo di montare le cose e poi apro subito. Ci sarete?>>.

<<Certo!>>rispose Blonde mentre finiva di bere dal bicchiere<<Io ci sarò di sicuro!>>e poi, guardandomi negli occhi, continuò: <<Spero che anche Rick possa venire da New York a partecipare?!>>.

La fissai intensamente nei suoi occhi neri e tristi, e vidi il suo desiderio di rivedermi, così non persi tempo per rispondere e subito esclamai: <<Certo che ci sarò, come potrei perdermi un evento così importante per la cultura e l’amicizia tra due popoli?!>>. Poi riempiendo il bicchiere di entrambi ormai vuoto, proposi un brindisi: <<All’amore e alla fratellanza!>>. I presenti si unirono con gioia, ma Blonde capì perfettamente che quell’augurio era rivolto a noi due, in ogni caso fece finta di nulla e alzò il bicchiere ripetendo la frase con tono di voce “complice” e suadente.

Riprendemmo i cavalli che avevamo lasciato poco distante e, tirandoli per le redini, ci avviammo verso la discesa.  Blonde mi guardava con un leggero sorriso sulle labbra; mi aveva visto diverso uscendo dalla casa e pensava che avessi qualcosa da dirle: non immaginava quanto fossi in ansia per lei a causa di ciò che Madame Whitney mi aveva detto sul pericolo imminente che avrebbe corso, quindi stetti in silenzio fino a quando non mi fece la domanda.

 << Come è andata Rick? Ha avuto fiducia alla fine sentendo la sua storia?>>. Le risposi affermativamente e che mi aveva molto colpito il suo incontro con gli angeli e ora avevo anche più speranza per il mio futuro a causa di alcune parole che mi avevano rincuorato.. non era affatto vero ma, non volevo preoccuparla: l’amavo troppo per vederla triste.

<Visto?>rispose Blonde felice della bella notizia <Allora ciò che diceva il mio amico indiano non era vero!?!>

<Veramente non le ho raccontato nulla…me ne sono dimenticato; comunque, le altre cose che ho saputo da lei mi fanno capire che tutto il resto è relativo>.

Per l’intero tragitto che ci conduceva ai piedi della montagna, cercai di parlare il meno possibile per non dover continuare a mentire. Mi doleva il cuore farlo ma dovevo rimanere in silenzio; e poi dovevo riflettere sulle cose che Madame Whitney mi aveva detto! Dovevo cercare di capire come poterla salvare dalla morte. Inoltre, mi tornavano alla mente le parole della vecchietta che mi dicevano del tradimento di Claudia con il mio migliore amico; il cuore mi si stringeva, ma non tanto per lei ma per Whilliam, che aveva combinato tutto e poi aveva fatto finta di nulla, facendomi credere di essere il solito vecchio amicone. Guardai Blonde, mentre teneva le redini del cavallo che lentamente conduceva giù per il pendio, e mi resi conto, che non m’importava più di Claudia oramai: sapevo, che il mio cuore adesso era completamente suo! Quel forte sentimento che provavo nei suoi confronti, aumentava in relazione alla diminuzione dell’altitudine: più diminuiva il pendio, più aumentava il mio affetto per lei.

Mentre scendevamo per lo stretto passaggio sterrato che serpeggiava in mezzo alla vegetazione, la guardavo invaghito dal suo passo sinuoso e leggero, ammirando le sue braccia delicate che reggevano le redini tese a far scendere il cavallo lentamente. Per un lungo tratto fummo costretti a continuare la nostra discesa in fila indiana e, in quel frangente, presi l’oggetto che Madame Whitney mi aveva dato. Lo avevo tenuto nascosto in tasca per non farglielo vedere ed essere costretto a riferire cose che nn volevo sapesse. L’osservai attentamente ma non riuscivo a capire come poterlo usare. Le parole dell’anziana donna erano state chiare: lo avrei dovuto usare per smascherare l’assassino, ma come mi chiedevo? Gli esseri che madame vedeva, o meglio, che le facevano visita e con i quali parlava, perché mai non le avevano detto anche come usarlo?!

Non dissi niente a Blonde perché non volevo farla immischiare in altri pericoli; già il sapere che avrebbe rischiato la vita, era per me una tragedia immensa, esporla ad altri rischi sarebbe stato inutile e troppo imprudente, così non le dissi nulla.

Ero troppo preso da tutti questi pensieri angoscianti, e avevo dimenticato di fare in fretta per evitare il temporale. Neanche Blonde me lo aveva ricordato per non disturbarmi.

Arrivati ai piedi della montagna, salimmo in groppa ai purosangue e iniziammo la corsa verso il lago: avremmo percorso la stessa strada dell’andata ma, stavolta, non ci saremmo fermati nella riserva indiana, quindi avremmo fatto più in fretta a tornare alla fattoria, potendo così evitare di bagnarci.

Blonde, aveva rispettato il mio silenzio ed era rimasta zitta a fianco a me per tutta la discesa; ora che eravamo intenti a far sbizzarrire i cavalli, li incitava con grida, scaricando nella gioia della corsa, il bisogno di buttar via la tensione che le avevo involontariamente trasmesso.

Arrivati al lago, erano quasi le 12: 00 e il sole era nascosto dalle nuvole, che nel frattempo si erano formate alte sopra di noi come un unico blocco di lava.

La pioggia ci prese all’improvviso, bagnandoci da capo a piedi in un attimo. L’unico “riparo” nell’arco di chilometri prima della riserva era quella piccola costruzione che avevo visto all’andata. Feci segno col braccio a Blonde verso quello che sembrava a prima vista un ristorante o un bar, e ci dirigemmo in quella direzione.

La baracca era fatta interamente di legno e aveva una veranda che dava sul lago. Mettemmo i cavalli al riparo sotto la tettoia mentre ridevamo nel vederci inzuppati fradici. La guardavo sorridere felice per la prima volta da quando ci eravamo conosciuti; com’era bella, sembrava una venere, una dea dell’olimpo. Fui fortemente tentato di baciarla ma ad un tratto, la piccola porta del locale si aprì e ne uscì un uomo panciuto con un paio di calzoncini e le maniche della camicia avvolte fino alle braccia che, imprecando e urlando, ci venne addosso: <Fate uscire subito quei cavalli dal mio bar! Mi danneggiano la veranda sul lago, accidenti!!>.

Fummo presi di sorpresa e, girandoci verso l’uomo, le nostre risa si fermarono. Era un pellerossa con l’aria d’europeo che si agitava, gesticolando e diventando sempre più rosso in viso.

<< Ora, la cosa che io le consiglio di fare, è di andare al più presto possibile dove le avevo fatto sapere per iscritto; a quell’indirizzo troverà tutto ciò di cui ha bisogno per chiarire ciò che le è successo quella notte e potrà arrivare anche a scoprire l’assassino di cui parlano tutti i giornali di New York.

Non so perché gli esseri angelici mi abbiano dato quell’indirizzo da farle avere, ma so che c’è una ragione ben precisa che lei non deve lasciarsi sfuggire. Ci vada subito e poi torni da me.>>.

La donna lasciò la collana che aveva tenuto per tutto il tempo tra le mani e si alzò dalla poltrona dove era rimasta seduta; prese un oggetto dal cassetto dello scrittoio poco distante, vicino alla finestra che dava sul lago, e me lo porse.

Lo fissai con attenzione, girandolo da un lato all’altro, ma non riuscii a capire di cosa si potesse trattare. Era un oggetto che sembrava di metallo, ma era leggerissimo. Aveva la forma allungata, come di un coltello a scatto dove non si riesce a vedere la lama. Madame Whitney rimase in silenzio, aspettando che io le facessi delle domande su quell’oggetto.

Poi, mentre si andava a sedere sulla poltrona, mi chiese: <<cosa pensa che possa essere?>>.

<<Non ho la ben che minima idea!>>risposi, facendomi serio in viso.

La donna continuò<<Mi è stato dato dagli angeli tre sere fa. Sono comparsi come fanno sempre, all’improvviso, preceduti da una forte luce e, mi hanno detto di consegnarla a lei, e che servirà per smascherare l’assassino>>.

La guardai perplesso negli occhi che ruotavano nel vuoto senza la minima espressione e poi, diedi l’ultima sorsata alla bevanda agrodolce, posando il bicchiere vuoto sul tavolino. Le chiesi perché quegli angeli avessero proprio scelto me per catturare l’assassino?e, quale essere malvagio stavano cercando per portarlo alla presenza del supremo?e inoltre, chi era il supremo?

La donna, incominciò a rispondere dall’ultima domanda che le avevo formulato, dicendo: <Mio caro Rick..l’essere supremo è Dio! Il quale giudica ogni cosa con giustizia e rettitudine; io presumo che, gli esseri celesti mandati sulla terra, siano alla ricerca di un angelo ribelle caduto dalla sua primordiale beatitudine, divenendo spietato e crudele, come lo sono tutti i demoni! Non ha mai letto il testo del nuovo testamento dove San Paolo afferma che: “Noi non lottiamo con esseri di carne e sangue ma contro le Podestà e le Dominazioni che vivono nelle regioni celesti”?

Questi, sono angeli del cielo che si sono allontanati da Dio e che mettono in tentazione e portano alla pazzia gli uomini, per distruggerli!

Perché abbiano scelto lei, questo non gli e lo so dire ma credo che, neanche San Paolo sapesse perché fosse stato scelto da Gesù, facendolo apostolo delle nazioni pagane; lui aveva una grande capacità di persuasione con la parola, era molto forbito e colto! Lei invece deve avere una qualità che ancora non conosce e che serve a Dio per il suo scopo: io credo, per catturare quell’angelo maledetto?! >>.

Alzatomi dalla poltrona mi avvicinai a lei, rispondendo che io avevo visto quell’angelo di cui stava parlando: era l’essere verde che aveva ucciso la ragazza nel Bronx!

Le dissi delle mie supposizioni sul mostro di New York, di come mieteva giovani vite, mozzando loro le teste e, sul fatto che vi fosse quella relazione tra i due assassini: delle prove che avevo scoperto sul modo di ucciderle, comune ad entrambi.

Lei mi era stata ad ascoltare tutto il tempo e poi aveva detto: <<Anch’io credo che l’essere che lei ha visto è colui che gli angeli stanno cercando e che ora sta continuando ad uccidere a new York; ne sono convinta quanto lei, Rick!>>.

La guardai alzarsi dalla poltrona e dirigersi verso la finestra; sembrò come fissare il paesaggio, ma in realtà era in ascolto di qualcosa; poi, disse sommessamente: <<Sta per arrivare un temporale, sarebbe meglio che vi avviaste o vi prenderà in pieno!>>e, giratasi verso di me: <<Si ricordi cosa le ho detto, troverà degli indizi importanti a quell’indirizzo che le ho dato! Se lo ricorda ancora vero Rick?>>.

<<Certo!>>risposi fissandola, mentre mi chiedevo come facesse a sapere che stesse arrivando un temporale? Il tempo era talmente afoso che sembrava impossibile?!

<<Bene!quando avrà ciò che le serve, torni qui da me!e si ricordi di stare attento alla vita di Blonde, solo lei può evitare il peggio!>>.

Le chiesi preoccupato cosa le sarebbe successo e come avrei potuto evitare che la sua vita avesse fine? Mi rispose che non sapeva di preciso come sarebbe accaduto, ma che io avrei scoperto il modo per salvarla e, la cosa che mi avrebbe aiutato, era proprio una di quelle mie visioni; mi avrebbe chiarito come fare: in questa, avrei visto la morte di Blonde, capendo come poterla evitare.

Mi alzai dalla poltrona e la raggiunsi vicino alla finestra e, guardando verso il lago e la piramide, mi accorsi che dense nubi nere cariche di pioggia, si stavano avvicinando minacciose verso la casa: se non ci fossimo sbrigati, io e Blonde saremmo divenuti presto dei pulcini bagnati!

Mi affrettai a salutare la vecchia signora apprestandomi a scendere al piano inferiore quando, questa mi fermò afferrandomi la mano e poi, mentre sembrava fissarmi diritto negli occhi, disse: << Non si fidi di quel suo amico e non gli faccia sapere più nulla della sua vita privata: è stato la sua rovina! Cerchi di evitarlo, perché non le crederà mai, imbottendola di medicine che la danneggeranno solamente!>>.

La guardai stupito da quell’affermazione, e subito obbiettai:

<<Madame, quell’uomo è un vero amico; ci conosciamo da anni e non potrebbe mai volere il mio male!; perché dice questo di lui?>>.

La donna riprese il ciondolo tra le dita e sentenziò: <<Lo ha già fatto Rick!e al danno non c’è più rimedio!…ma anche questo fa parte del piano di Dio che ha per lei!>>

Incamminandosi verso la porta che conduceva alle scale dell’ingresso, la donna continuò a dire, sconcertandomi: <<è lui la causa della fuga di sua moglie; il suo amico l’ha convinta a divorziare da lei e rifarsi una vita con lui!>>.

Sembravo cadere dalle nuvole e stentavo a credere alle sue parole.

<<Ma come fa ad esserne sicura?se fosse così come afferma, lo avrei saputo!>>e, fermandomi a pochi centimetri da lei, continuai: <<mia moglie è partita in Europa dai suoi parenti!>>.

<<Vedrà, presto anche il suo carissimo amico andrà in Europa: si trasferirà a lavorare lì e la raggiungerà per vivere assieme a lei!>>.

La donna non mi diede modo di replicare e incominciò a scendere le scale. Non le volli più dire nulla e, dentro di me, continuavo a ripetermi che non poteva essere vero ciò che mi aveva detto: forse si era sbagliata?!

Raggiungemmo l’ingresso e, quando la porta si aprì, la folla che aspettava nel giardino, si accalcò per salutare la vecchietta; l’amavano tutti e tutti credevano in lei, nel suo dono e nelle sue parole.

Madame Whitney salutò calorosamente i presenti con la mano e poi, invitò una persona ad entrare: pronunciò il suo nome e questa si avvicinò lentamente e, salita la piccola gradinata che conduceva alla porta, le baciò la mano e poi entrò in casa.

Il mio sguardo, era rivolto a Blonde che si trovava in mezzo alla folla, dove era rimasta unita in preghiera, nell’attesa che finissimo di parlare; ci sorridemmo, mentre ci scambiavamo uno sguardo di intesa nel constatare quanto amore avessero tutte quelle persone per la dolce vecchietta; poi, con un lieve cenno le feci notare le dense nuvole nere sopra le nostre teste, che s’intravedevano dietro i rami degli alberi.

Blonde si avvicinò a noi e, rivolgendosi a Madame Whitney, disse: <<Ora dobbiamo andare madame, il tempo sta peggiorando. Presto la pioggia bagnerà anche questi poveretti!>>.

La donna sorrise mentre le accarezzava il viso e rispose: <<Non ti preoccupare per loro, l’acqua non cadrà qui; voi invece dovete andare subito prima che vi blocchi la strada di ritorno!>>e detto ciò, l’abbracciò forte dandole un bacio.<<Ci vediamo presto!>>esclamò e poi, giratasi verso di me, stese una mano e la poggiò sulla mia guancia portandola verso di lei per baciarla, dicendo:

<<Mi raccomando Rick, faccia tutto ciò che le ho detto! Ci vediamo presto. Venga con Blonde la prossima volta!>>.

Ebbi solo il tempo di dire “va bene” che già se n’era andata, chiudendo la porta dietro di se.


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