Erano dei bellissimi stalloni neri, ben curati e pieni di energia; molti sembravano di pura razza. Uno di loro si avvicinò a me docilmente e si portò col muso fuori dello steccato.
Istintivamente allungai la mano per accarezzarlo e questo, si lasciò lisciare senza nessuna paura.
Mi erano sempre piaciuti i cavalli, ma non avevo mai avuto la possibilità di tenerne perché il mio lavoro non me lo permetteva; a parte il tempo che non avevo per dedicarmi a loro, per mantenerli costava parecchio per un poliziotto di stato come me, con la misera paga che ha!
D’un tratto un rumore d’auto attirò la mia attenzione: era una mercedes nera che, alzando una nube di terra dietro di se, si avvicinava a tutta velocità alla fattoria.
Mi girai verso la sua direzione e cercai di vedere la persona che vi era all’interno, ma non ci riuscii: i vetri erano di quelli scuri.
La macchina si fermò proprio vicino al recinto e, spento il motore, lo sportello si aprì lentamente. Pensai “eccolo, Mister Malcon è arrivato” e non vedevo l’ora di conoscerlo e di chiedere di accompagnarmi alla stazione. Un uomo piuttosto giovane, sulla trentina, usci dall’auto fissandomi incuriosito. Portava degli occhiali neri e un cappello da cow boy e la sua tenuta sembrava da cavallerizzo. Mi venne incontro e, non appena fu abbastanza vicino, con un leggero sorriso mi chiese: <<Buon giorno!chi è lei?>>
<<Salve>>risposi con gentilezza: <<mi chiamo Dalton, sono suoi questi cavalli? <<Si>>mi rispose, mostrando d’essere orgoglioso dei suoi purosangue <<mi dispiace, non sono in vendita!>>continuò.
<<No, no>> risposi <<non sono interessato a comprarli, anche se sono molto belli>> e girandomi verso di loro<<li stavo solo ammirando, sono degli splendidi esemplari!>>
L’uomo si avvicinò al recinto e accarezzò proprio quello che io prima avevo lisciato, e disse<<questo è il mio preferito!è una femmina, è la più docile di tutti e mi è molto affezionata!>>
Gli sorrisi dicendo<<Vedo che ama molto gli animali>>
<<Certo!>>rispose compiaciuto<< sono più fedeli degli uomini e, al contrario delle donne, non danno delusioni >>
Annuii, ridendo per l’affermazione e aggiunsi<<ha proprio ragione!Signor….>>
<<Malcon! Maximilian Malcon, ma lei mi può chiamare Max!>>rispose, stringendomi la mano.<<e lei?>>
<<Dalton! Henry Dalton!ma mi può chiamare Rick!>>
<<Piacere di conoscerla Rick>>disse sorridendomi<<lei non è di queste parti, vero?non ha l’accento del Nevada; piuttosto sembra Newyorchese!>>.
Ricambiai il sorriso, confermando la sua supposizione<<ha ragione Max!io sono proprio di New York!e avrei bisogno di tornarvi al più presto!>>e, sperando di non essere incalzante, aggiunsi<<non è che lei mi potrebbe dare uno strappo fino alla stazione ferroviaria?>>.
L’uomo rispose senza pensarci due volte<<Certo !molto volentieri!quando vuole!il tempo di far sbizzarrire i miei piccioncini e poi, io sono a sua completa disposizione! >>.
<<Grazie Max>>risposi, dando un sospiro di sollievo
<<la ringrazio infinitamente, faccia pure con comodo!>>.
<<Come mai si trova qui?>>chiese l’uomo incuriosito.
<<Bhe!la storia è un po’ lunga>>risposi<<ho avuto dei problemi con…. il mio mezzo e ora sto cercando di tornare indietro dopo una breve vacanza!>> sperai di essere stato abbastanza convincente.
<<Ha scelto uno strano posto per passare le sue vacanze>> rispose l’uomo<<Piramid non è molto frequentata dai turisti, non piace il posto: troppo arido! >>e aggiunse: <<solo i cavalli lo amano!>>.
Subito dopo, Max Malcon scavalcò la staccionata con estrema agilità, salì sul cavallo preferito e incominciò a trottare lungo il perimetro del recinto. Gli altri cavalli si tenevano distanti; uniti alla staccionata guardavano, calmi e sereni, il loro padrone. Ad un certo punto, prese la rincorsa e saltò di là del recinto. Si ritrovò fuori, facendo galoppare il puro sangue giù per la valle che si stendeva a perdita d’occhio ai piedi della fattoria.
Guardavo ammirato la prodezza di quell’uomo che governava i suoi cavalli con destrezza e agilità estrema: era proprio un vero cavallerizzo e questo, giustificava pienamente la sua tenuta.
Sembrava non stancarsi mai e, anzi, pareva che si rinvigorisse ogniqualvolta passava al successivo.
Max, fece cavalcare a turno, tutti i cavalli fuori del recinto; alla fine, soddisfatto, si avvicinò a me con viso raggiante<<Trovo che cavalcare queste creature sia qualcosa di divino, di magico, che ridà forza ed energia!non trova?>>poi, senza aspettare una mia risposta, aggiunse:<<allora?se vuole adesso possiamo andare?spero che non si sia annoiato nell’attesa?>>.
<<No, anzi!>> risposi con lo sguardo ammirato<< devo proprio farle i complimenti! Lei Max è veramente un ottimo cavallerizzo! Vorrei saper cavalcare anch’io così>>
<<Grazie Rick, ma non deve cercare di lusingarmi per ringraziarmi del passaggio!Glielo dò volentieri!>>e dicendolo rise divertito, e io risi con lui.
Prima di andare, l’uomo accarezzò i cavalli e li salutò come fossero esseri umani, chiamandoli uno ad uno per nome e raccomandandogli di fare i bravi, poi mi chiese di attendere lì un paio di minuti: doveva dire una cosa al fattore, l’uomo magro che mi aveva accolto col fucile inbracciato. Si diresse verso la casa e io attesi impaziente il suo ritorno. Volevo arrivare al più presto a New York, dovevo sapere di più su quella donna che mi aveva telefonato. Conoscevo una persona all’ente dei telefoni pubblici che mi avrebbe potuto aiutare a rintracciare la provenienza della telefonata. Ero appoggiato allo steccato del recinto, pensando che avrei dovuto munirmi di telefonino al più presto per non essere tagliato fuori della civiltà tecnologica quando, la bambina di prima, venne proprio dietro di me e mi tirò per la giacca.
<<Vai via?>>mi chiese con tono triste.
<<Si!>>risposi <<grazie per l’ospitalità!>>.
<<Mi dispiace che tu debba andare, mi eri simpatico!Scusa per prima è che mi hai fatto paura! Non sapevo che ti trovavi lì dentro!>>.
Le sorrisi, dicendo che ero io a dovermi scusare con lei per lo spavento che le avevo causato e poi aggiunsi<<Come ti chiami?>>. La bambina si toccò il nasino e poi disse
<<Il mio nome è Blonde>> e aggiunse ridendo<<anche se io ho i capelli scuri!>>risi con lei e le dissi che il mio nome invece era Rick, e che se avesse un “h” al posto di una “k” sarei stato un uomo ricco; continuammo a ridere divertiti.
Poi mi salutò dicendo: <<Addio signor Rick!>> e, con un leggero movimento della mano in segno di saluto, si allontanò lentamente mentre mi guardava con quei suoi occhi neri e tristi…
La mercedes arrivò alla stazione alle 14 in punto.
Durante il tragitto Malcon Max, mi aveva mostrato con orgoglio e, a volte con superbia camuffata a bontà, tutte le sue proprietà terriere affittate a contadini che pagavano mensilmente una discreta somma di denaro che lui, diceva essere poca cosa, in confronto a quanto avrebbero dovuto pagare in realtà. Il suo guadagno era cospicuo e questo, lo rendeva veramente l’uomo più ricco e potente di Piramid.
Giunti alla stazione, avevo ringraziato Malcon Max per la sua disponibilità e gentilezza, e mi ero diretto alla biglietteria. Giunto allo sportello feci un biglietto di sola andata per New York e attesi l’arrivo del treno. Vi era solo un binario in quella piccola stazione. Non vi erano molti treni che passavano di là. Piramid, era una cittadina poco frequentata e non aveva molti traffici.
Nell’attesa, ammiravo le maestose montagne che avevo davanti a me, e mi accorsi che in cima ad una di esse, vi era scolpita, su un costone a bassa quota, un’immagine che in un primo momento non avevo ben decifrato ; era consumata e poco chiara… poi, capii che era una piramide. Probabilmente, era quell’opera d’arte, che dava il nome al lago che si trovava dietro di essa, e che nn era possibile vedere in quel momento dalla mia posizione.
Il treno arrivò puntualissimo! Salii in carrozza occupando un sedile sul primo scompartimento che trovai entrando. Era vuoto, ma subito dopo, arrivarono altri due passeggeri.
Questi si sedettero sul sedile di fronte al mio e incominciarono a parlottare tra loro. Quando il treno si mosse, erano le 14: 30; sarei arrivato nello stato di New York tra sei giorni almeno..nn considerando i possibili ritardi durante il tragitto.
I miei due compagni di viaggio sembravano ignorarmi e continuavano a parlottare tra loro. Uno dei due nominò il nome di Malcon e, involontariamente, sentii che non ne aveva molta stima. L’uomo di giovane età sembrava conoscerlo bene e lo accusava di essere un uomo crudele e spietato. Parlava di un caso di omicidio che non era mai stato risolto, in cui pareva, lui fosse implicato. La ragazza, che era stata barbaramente uccisa, sembrava dalla discussione, fosse la fidanzata di Malcon e che lui era stato tra i sospettati principali ma che poi, era stato scagionato dall’accusa. L’uomo, che sembrava non badare a me, continuò sostenendo che Malcon aveva pagato la polizia per non essere tra gli imputati, ma che secondo lui era il vero assassino. Il potere di Malcon su tutta Piramid era tale che anche i magistrati e i giudici erano corrotti da lui: aveva tutto in mano perché era molto ricco e potente. Pareva che fosse padrone di mezza Piramid. Aveva ereditato moltissime terre e poderi dalla madre che era morta in circostanze piuttosto strane e che aveva fatto di lui, l’uomo più ricco di Piramid. Il controllore entrò nello scompartimento e chiese ai presenti il biglietto. I due uomini mostrarono i loro biglietti che furono subito timbrati e poi riconsegnati, ma non chiese nulla a me, sembrava non avermi visto affatto: uscì come se fossi invisibile.
Feci per chiamarlo e, con il biglietto in mano, mi alzai dal sedile per raggiungerlo ma questo, si era dileguato; non era neanche lungo il corridoio. Controllai lo scompartimento vicino e poi quello seguente, ma non vi era nessuno: né lui né passeggeri. Tornai al mio posto e, con grande stupore, non vidi più i due uomini che viaggiavano con me, erano andati via: ma dove? Non li avevo visti uscire nel corridoio!come poteva essere?
La testa, incominciò a girarmi come una trottola e, il vagone sembrava una di quelle giostre che girano vorticosamente intorno a te mentre tu stai in piedi. Caddi a terra perdendo i sensi e quando riaprii gli occhi mi ritrovai sulla stessa banchina, di fronte la quale si trovava il bar affollato dell’appuntamento. Avevo in mano qualcosa che tenevo stretto: era il biglietto del treno……